Costa Ponente sostiene con tutte le sue forze l’Associazione Giustizia per le strade contro gli assassini alla guida istituita da Marina Amoroso, madre di Davide Scarfeo e dei fratelli Giuliana e Michele.

Davide fu ucciso l’1 gennaio 2011 per mano di un ubriaco e drogato che con la sua auto travolse il giovane che viaggiava sul suo scooter a velocità moderata, scagliandolo a 103 metri di distanza dal punto dell’impatto. Davide aveva solo 35 anni, era un uomo imponente, di quasi due metri d’altezza, curioso della vita, colto, ironico. Davide era una anticonformista, appassionato di geografia, di storia, di filosofia. I viaggi erano per lui occasione per scoprire e conoscere culture, religioni e lingue diverse. Il benessere per Davide passava sia dalla mente, che alimentava con la lettura di libri di ogni genere, che dal corpo: amava il buon cibo e fare sport, niente alcol e fumo per lui. La sua giovane compagna, Hetsa, incinta di due gemelli (persi poi per il grande dolore della perdita dell’amato), lo attendeva a Capo Verde, dove Davide si sarebbe trasferito di lì a poco per gestire insieme a lei un’attività già intrapresa da tempo. Un giovane uomo, dunque, con un futuro splendido davanti. L’assassino di Davide Scarfeo, Walter Segretario, era ubriaco oltre i limiti consentiti e viaggiava a una velocità di 160km/h su una strada in cui il limite massimo è di 100 km/h. L’assassino di Davide aveva in corpo un tasso alcolico di 1,35gr/l mentre quello previsto dalla legge è di 0,5grammi di alcol per litro di sangue!

Si può morire così? Può una vita finire sul ciglio di una strada, in un mattino d’inverno, per mano di una persona che, con atteggiamento criminale, si mette alla guida pur se ubriaco fradicio, spingendo il piede sull’acceleratore? Se lo chiede, ormai da nove anni sua madre, Marina Amoroso, alla quale fu comunicata la morte del figlio solo 4 ore dopo l’accaduto, impedendole di poter donare gli organi di Davide, come questi avrebbe voluto.

Il reato di omicidio stradale venne introdotto dal governo Renzi nel marzo del 2016 con la legge 41, grazie alla raccolta firme a favore della proposta di legge popolare sull’omicidio stradale. Porposta fortemente sostenuta dall’ “Associazione Giustizia per le strade contro gli assassini alla guida” che unisce le proprie forze non solo all’associazione fiorentina “Lorenzo Guarnieri”, ucciso in un incidente stradale alle Cascine nel 2010, ma anche a tante altre associazioni e amministrazioni che in Italia supportarono tale mozione. Nel nuovo articolo 589-bis del codice penale, la legge in questione prevede una pena dagli 8 ai 12 anni per chi causa un omicidio al volante.

L’omicidio è considerato colposo, cioè senza l’intenzionalità di causare danno alla vittima, poiché ci si trova in uno stato di ebbrezza, dunque con più di 1,5 grammi di alcol per litro di sangue o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La medesima pena è prevista per coloro i quali hanno un tasso alcolico tra lo 0,8G/L e l’1,5g/L, se il conducente è neo patentato o se esercita un’attività di trasporto delle persone o delle cose su mezzi pesanti. La pena si riduce dai 5 ai 10 anni, se il tesso alcolico del guidatore è tra lo 0,8g/L e l’1,5g/L ma l’omicidio è causato da guida pericolosa per eccesso di velocità, guida contromano, passaggio con il rosso, inversione di marcia su intersezioni, curve e dossi e per alcuni tipi di sorpasso. Eppure, nonostante i dettami della legge, l’omicidio stradale conta ancora l’applicazione di pene troppo ingiuste per chi si macchia di questo terribile crimine. Le condanne non sono congrue ai crimini commessi e non vengono espiate con il carcere.

Nel caso specifico di Davide Scarfeo, nonostante le evidenti responsabilità dell’assassino, il giudice accetta la richiesta di patteggiamento del Pm e la pena si riduce ad un anno e 11 mesi con la sospensione condizionale della pena.

Nessuna giustizia per un ragazzo la cui vita finisce sul ciglio di una strada, a soli 35 anni e con tutta la vita davanti.

La storia tragica di Davide Scarfeo diventa il simbolo di una lotta condotta strenuamente dall’“Associazione Giustizia per le strade contro gli assassini alla guida” contro tali sentenze allarmanti.

E Costa Ponente sposa in toto questa lotta, la fa propria, chiedendo a gran voce che la cultura della vita e della sicurezza stradale si radichino sempre di più nella nostra società.

Tutti devono fare la loro parte. La famiglia in primis, che ha il dovere di educare alla prevenzione e al rispetto degli altri, attraverso un dialogo serrato con i giovani. La scuola, che deve mostrare i rischi legati alla guida scellerata, distratta e sotto l’effetto di alcol e sostanze psicotrope. Gli enti locali, che devono controllare e sanzionare concretamente gli atteggiamenti scellerati, specialmente in alcune occasioni ad alto rischio: i fine settimana, le festività comandate e tutte quelle occasioni nelle quali alcol e stupefacenti possono incidere sul comportamento delle persone giovani e meno giovani e farne dei potenziali assassini quando sono alla guida dei loro veicoli.

Costa Ponente è assai sensibile a questo tema e da sempre pratica la cultura della prevenzione e della supervisione, durante gli eventi che si svolgono all’interno della struttura. In maniera particolare, durante le feste di diciottesimo compleanno, il Club non somministra alcol ai ragazzi mentre in occasioni dedicate ad avventori adulti, esercita un attento controllo sulla distribuzione degli alcolici. Questo perché, chi ha un’attività ricettiva destinata ad eventi di grande respiro come party, matrimoni, congressi, ha il dovere primario di vigilare sulla sicurezza e di farsi promotore di iniziative che siano volte al rispetto delle regole, soprattutto quando queste regole salvano la vita!

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